Mille sono i pensieri che mi vengono in mente dopo la lettura de “Il drago, il custode e lo straniero” di Enrico Pompeo.

Cercherò di mettere tutto in ordine e raccontarvi cosa ha rappresentato per me. Ogni libro nasce dalla mente di una persona diversa da noi lettori, a volte è sfrutto di creatività e pura immaginazione, altre invece è autobiografico. Un bisogno di affermare se stessi.

Proprio grazie a questa premessa ogni lettura diventa un’avventura diversa, un viaggio, una scoperta. Soffermiamoci su quest’ultima parola: scoperta. Tienila per un po’ in sospeso, ci tornerò presto.

Ogni giorno ci svegliamo e il mondo intorno a noi si piazza di fronte a noi per farsi ammirare. Per alcuni la vita è bella, per altri brutta, altri ancora non si sono forse mai posti la domanda. Mi ritengo una persona fortunata che fino ad ora in 25 anni non si è dovuta mai scontrare con i grandi malesseri della società: morti precoci, tossicodipendenze…anzi dipendenze in generale. Mi è capitato raramente di aver offerta una canna e dopo un amabile rifiuto non mi hanno mai costretta. Vivo dentro una bolla tra mare e montagna dove tutto va bene, lo stress è tollerabile e tutto è risolvibile.

Per questo mio vissuto leggere una storia come quella narrata da Pompeo è una vera scoperta. State arrivando al nocciolo della questione?

Leggere è come vivere mille vite, mille esperienze ma soprattutto scoprire una realtà lontana dalla propria.

In un solo testo, in una sola persona c’è l’immensità. Chi dice che una persona è quella che è e basta sbaglia. All’interno di un individuo ci sono molti animi, che dobbiamo per forza etichettare come incoerenti perché non accettiamo l’immensità della nostra anima. Il nostro protagonista ha tre storie, tre vite, tre maschere.

“Il Drago divora la vita; è il capo di un gruppo che ogni sabato scorrazza in discoteca tra risse e scontri senza mai voltarsi indietro.
Il Custode vive rintanato nel suo covo, come un ragno, a smerciare droga ai suoi clienti, tutti alla ricerca di un piacere che renda la propria vita meno amara.
Lo Straniero scappa in Brasile, dove viene rinchiuso in una miniera, per poi riuscire a scappare e nascondersi dentro la foresta amazzonica.
Qui incontra, finalmente, il suo destino.”

Oltre alla trama ciò che mi ha colpito particolarmente è lo stile di scrittura, ricco di descrizioni ma breve e coinciso. Soprattutto…incalzante. Non è lo scrittore che scrive, è l’animo del personaggio impetuoso che mette ogni punto a fine frase perché è lì, vivo e di fronte a noi sotto forma di parole. La rabbia, l’amarezza, la distruzione. Il drago è tutto, allo stesso tempo il drago è il niente.

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