Ciò che inferno non è” è l’ultimo best seller di Alessandro D’Avenia.

Il libro parla di un breve capitolo della vita di un ragazzo palermitano di nome Federico, il quale, un giorno, decidere di esaudire la promessa che aveva fatto al suo insegnante di religione: andare ad aiutarlo a Brancaccio. Qui, Federico, si ritrova in un mondo nuovo… cioè a pochi passi dalla sua Palermo si cela un quartiere che lui fino ad ora aveva udito solo per cattiva fama ma un incontro d’amore e le cure di quell’insegnante di religione, permetteranno a Federico di crescere e scoprire che, alle volte, nel più cruento inferno si nasconda anche un angolo di paradiso.


Inferno è quando le cose non si compiono. Inferno è ogni seme che non diventa rosa. Inferno è quando la rosa si convince che non profuma. Inferno è un passaggio a livello che si apre su un muro.


 

Una cosa non vi ho detto: l’insegnante di religione di Federico è, come penso già abbiate capito, Don Pino Puglisi.

La storia, di per sé, è molto bella e ben narrata. L’unico neo che ho riscontrato in questo libro è lo stile di scrittura. Si denota, e anche troppo, che lo scrittore rivolge il suo romanzo più al mondo adolescenziale che a quello adulto. Con questo non voglio dire che il libro non merita elogi, li merita eccome, anche perché: D’Avenia non cela ciò che si nasconde dietro la Brancaccio dell’epoca, mettendo in risalto anche tutte le crudeltà messe in atto dai boss e i crudeli insegnamenti con cui crescevano i bambini del quartiere. Una cosa che mi ha sorpreso molto in realtà c’è stata, ossia il fatto che D’Avenia sia riuscito a raccontare la storia non solo con gli occhi di un adolescente ma anche con quelli dei bambini e di Pino Puglisi. In questo romanzo, che trasuda in alcune pagine di odio, lo scrittore riesce a fare emergere tutto quell’amore che il parroco, assassinato a Brancaccio, ha e avrebbe voluto continuare ancora a trasmettere. Tutto questo, però, non è riuscito ugualmente a conquistarmi del tutto, proprio per quella mancanza di uno stile di scrittura più maturo che in questo romanzo manca (tengo a sottolineare che questa è solo una mia opinione prettamente personale e orientata dai miei gusti, vulgi da me criticare la storia del romanzo che di per se è narrata benissimo) .


Una donna si innamora delle tue mani, perché da quelle capisce se la sai proteggere, accarezzare, sostenere, trattenere, possedere.


Il libro è edito dalla Mondadori. Io, a casa, ho la copia tascabile. Essendo una versione economica direi che la qualità è abbastanza buona. Ciò che in realtà mi disturba parecchio è l’impaginazione, perché: se vengono tolti tutti gli spazi bianchi del romanzo non abbiamo più 300 pagine di racconto ma sicuramente ne avremo molte di meno, in sostanza il romanzo è stato pompato cercando di fare credere al cliente che sia molto più corposo di quanto in realtà è.

Spero che la recensione vi sia piaciuta! Ovviamente il libro potete ordinarlo su prenotazione presso la libreria “Villaggio Maori”, in via Anzalone 14 (CT).

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Alla prossima recensione!

Manuel

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