Storia del “Maestro e Margherita”, il libro che in prima stesura finì bruciato in una stufa.

Il Maestro e Margherita, di Michail Bulgakov, è ad oggi uno dei capolavori indiscussi della letteratura russa. Le interpretazioni, grazie alla varietà di temi trattati, sono numerosissime: si va dalla risposta alla propaganda ateista dell’Unione che vede Gesù Cristo solo come personaggio storico, all’impossibilità di eliminare il male dal nostro mondo, a riferimenti alla massoneria. Proprio per questo, Eugenio Montale ne parlerà come un miracolo da salutare con commozione, per altri è l’opera più originale della letteratura mondiale. Ma lunga e travagliata è stata la sua genesi e, purtroppo, ingoduta la sua gloria da parte del suo creatore!

Il romanzo contiene in sé un sacco di suggestioni, testimoni della cultura oltre che del genio di Bulgakov: da Goethe a Dostoevskij, da Tolstoij allo spagnolo Luís Vélez de Guevara. Iniziato nel 1928, la prima stesura tuttavia venne bruciata dall’autore nel 1930, che credeva non ci fosse un futuro per gli scrittori nell’Unione Sovietica, in cui sarebbe per certo stato colpito dalla censura per il contenuto esoterico dell’opera (ma non era solo quello il tema caldo: l’ironia verso il regime è fin troppo evidente, così come l’attacco alla superficialità e alla mondanità della vita in generale -sovietici compresi-). Ma, come egli stesso fa pronunciare ad uno di suoi personaggi, che restituisce al Maestro del romanzo l’opera che egli stesso aveva bruciato, “i manoscritti non bruciano”: tornerà a lavorare al romanzo nel 1931.
La stesura definita avrebbe dovuto essere quella che vide la luce nel 1936 ma continuerà il suo lavoro di ripulitura (avrà risciacquato i panni nel Dnepr?) insieme alla sua terza moglie, Elena Šilovskaja, a cui spetterà il compito di completare l’opera nel 1941: l’autore morirà infatti nel 1940, circa un mese dopo aver smesso di lavorare alla quarta stesura.

La sua prima pubblicazione nell’Unione Sovietica avvenne soltanto in una rivista nel 1966, ma l’opera risultava censurata di circa un 12% del suo totale. La prima versione completa, invece, arriverà nel 1973 e sarà basata sulle stesura del 1940.

Ultima curiosità: una rinomata scena, la scena del ballo del plenilunio di primavera, si ispira ad un fatto realmente accaduto, ovvero al Ballo di Primavera tenutosi presso la residenza dell’ambasciatore dell’Unione Sovietica nel 1935. L’evento fu allestito ed organizzato in modo tale da superare in magnificenza tutti i precedenti balli. Venne ricreata una vera e propra foresta, con tanto di alberi, e una serie di animali tra cui un piccolo orso che venne fatto ubriacare con champagne nel corso della festa. Nonostante Stalin non partecipò al party, vi affluirono quattrocento invitati tra cui Bulgakov stesso. Settantacinque anni dopo, nel 2010, in onore al romanzo e all’evento ispiratore, la residenza (palazzo Spaso) ospitò nuovamente un ballo che ricreava lo spirito dell’originario.

Annunci