Accade, talvolta, che i letterati posino la penna e, per caso, entrino in uno stadio. Quale momento migliore per parlare di questi incredibili passioni sportive se non in occasione degli Euro 2016?

Abbiamo cominciato con Saba (https://paroleincartateblog.com/2016/06/15/la-curtigghiara-intellettuali-nel-pallone-parte-i/). Oggi continuiamo con lui, l’unico, il Vate del Novecento: D’Annunzio. Quanto ci piace D’Annunzio.

«Io non sono un intellettuale dello stampo antico in papalina e pantofole», sosteneva il Vate. Forse più da scarpe da ginnastica e pantaloncini. Sportivo sin da giovinetto: esercizi ginnici di vario genere, boxe ed infine anche il calcio. E sapevate che è stato proprio lui ad inventare uno dei simboli più cari ai tifosi italiani? Lo scudetto tricolore.

Il fascino del pallone lo aveva coinvolto già nel 1887, quando ventiquattrenne si appassionò al football e comprò «palla di ottimo cuoio, con camera d’aria inglese» a Londra, con cui prese ad allenarsi con gli amici. Smesso di giocare per qualche periodo (nel 1887, durante una partita, cadde e perse due denti), la sua passione per questo sport riemerse durante l’impresa fiumana. Durante la Reggenza Italiana del Carnaro, Fiume ospitò il pogetto di nuova vita culturale di D’Annunzio e, ad esempio, vi si stabilì che ogni festeggiamento pubblico dovesse essere accompagnato da ludi competitivi e gare e che tutta la popolazione fosse educata “fisicamente” in palestre aperte e fornite.

7 febbraio 1920, partita di calcio tra la squadra del Comando e la squadra cittadina, con lo scopo di catalizzare l’integrazione tra volontari al seguito del Vate e civili fiumani. Per rafforzare ed evidenziare il legame con la madrepatria italiana, alle maglie azzurre dei militari che rappresentavano l’Italia il poeta fece apporre lo scudetto tricolore (le maglie della nazionale -azzurre, in onore ai Savoia- avevano invece lo scudetto crociato bianco e rosso, i colori della corona). Non si può dire che gli portarono subito onore, in quanto gli italiani persero quella partita ed anche la seguente rivincita. Ma restò nella memoria il discorso pronunciato da D’Annunzio per l’occasione:

«Questo campo è un campo di combattenti, questo giuoco è un giuoco di combattenti.
In una vecchia cronaca fiorentina si dice del calcio gioco proprio e antico
della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata. I campioni di tutti i reparti
qui si addestrano alla rapidità, all’agilità, al colpo d’occhio sicuro,
al coraggio sprezzante, alla lunga lena. Qui si foggiano i muscoli forti e gli animi grandi.
Il gioco a guisa di battaglia ordinata è la preparazione all’assalto d’armi.
Per ciò io non assisto alla festa di oggi se non come combattente capo di combattenti. Pronti? Io grido. E voi come mi rispondete? Pronti!».

Dopo varie vicissitudini politiche, Fiume venne annessa all’Italia nel 1924, evento che non si sarebbe verificato senza l’impresa dannunziana. La Federazione Italiana Giuoco Calcio decise pertanto di adottare l’invenzione del Vate, lo scudetto, per contrassegnar le maglie della squadra campione della nazione.

Per saperne di più: http://www.ilgiornale.it/news/scudetto-invent-d-annunzio.html

http://www.leganazionale.it/fiume/scudettotricolore.htm

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