Accade, talvolta, che i letterati posino la penna e, per caso, entrino in uno stadio. Quale momento migliore per parlare di questi incredibili passioni sportive se non in occasione degli Euro 2016?

E cominciamo così: Umberto Saba.

Anch’io tra i molti vi saluto, rosso-
alabardati,
sputati
dalla terra natia, da tutto un popolo
amati.

Non stiamo parlando di soldati né gloriosi reduci di guerra. Saba, nella poesia Squadra paesana, parla proprio di calciatori. Premessa: non siamo di fronte ad un cultore del calcio, ma quel pomeriggio in cui la figlioletta chiese a papà Umberto di accompagnarla a vedere la partita della Triestina non restò privo di conseguenze per l’autore.

Scelta sicuramente rivoluzionaria quella di Saba: siamo nel 1933 e nel suo manifesto antidannunziano Quel che resta da fare ai poeti, aveva scritto di voler fare poesia “onesta”, poesia “vera”. Con cinque poesia sul gioco del cacio, vien da dire che in parte ci siamo.
Paragona pertanto i giocatori ad eroi epici in grado di coinvolgere lo spettatore in quei fatidici 90′ che corrono in campo, al punto quasi da esserne commosso.

V’ama
anche per questo il poeta, dagli altri
diversamente – ugualmente commosso.

Esalta, inoltre, il modo in cui questo gioco riesce a coinvolgere l’intera città (Trieste, appunto) emotivamente, scatenandone i festeggiamenti in caso di vittoria ed un posto d’onore è riservato anche ai tifosi nelle poesie Tredicesima partita e Fanciulli allo stadio.
Raccontano di tifosi tranquilli, che vanno allo stadio per passare una domenica in compagnia e divertirsi (molto lontani dagli ultras di oggi!). Apoteosi, infine, nel componimento Goal, poesia divisa in tre tempi per raccontare il momento culminante di ogni partita: calciatori come fratelli, campione di uno stesso popolo, il goleador un vincitore, il portiere della squadra che ha segnato impassibile ma dal cuore colmo di gioia.

Volete leggere i testi per intero? Li trovate qui:
http://www.gironi.it/poesia/saba.php

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