La storia di questa graphic novel è la base di ogni ragionamento che affronteremo sia dal lato della sceneggiatura che da quello tecnico del disegno. Innanzitutto diamo le coordinate per inquadrare questa fantastica narrazione divisa in due tempi storici molto diversi tra loro ma che hanno un unico triste filo conduttore.

Immagine2Il concept della trama è tratto da un reportage del National Geographic in cui, attraverso delle foto molto evocative, si presenta la città di Norilsk che, come è scritto nella descrizione della fotogallery, “è la più fredda, inquinata e sorprendente città della Russia”

Questo luogo, l’”Apocalisse Bianca”, è caratterizzato da basse temperature in ogni stagione, lunghi periodi in cui la notte e il giorno non si incontrano mai e soprattutto è stato il centro delle deportazioni di molte popolazioni dell’Est Europa sotto il dominio di Stalin. In particolare la foto di una donna, ormai molto anziana, ha richiamato la mia attenzione e mi ha fatto capire la tragicità della storia che sta dietro a “Nichel”.

Un’altra precisazione, se si vuole assaporare a fondo la lettura della graphic novel, deve essere fatta. Il titolo, infatti, rinvia alla presenza di miniere proprio di nichel, causa della concentrazione di metalli pesanti nel suolo che rendono questa città la più inquinata del mondo.

Proprio un passato doloroso quello di questo paese e adesso che ne siamo a conoscenza possiamo aprire il fumetto e comprendere a pieno il cuore della storia, infatti quello di cui abbiamo parlato fin ora è solo lo sfondo di ciò che ci aspetta.

In breve, per evitare di rovinare il piacere della scoperta ai lettori, vi racconterò di un tempo – il 1953 – in cui un gruppo di uomini – i “Lupi” capitanati dallo “Zar” – decide di mettere a tacere la rivolta nel gulag di Norillag. Per far ciò e dare una lezione alla popolazione, dei ragazzini vengono portati nella miniera di Nichel e, dopo aver lasciato il tempo di farli “sparpagliare”, inizia una caccia che dura 3 ore. Sopravvivi durante questo arco di tempo e sarai salvo. I capitoli si intervallano, poi, con la storia di Alexander Ljachv, ex agente KGB che torna nel 2014 in città per scovare lo Zar e avere la sua vendetta.

Ciò che si impone alla vista è uno stile di disegno molto minimal, sembra come se il disegnatore si sia risparmiato di fare il proprio dovere. In realtà non è assolutamente così.

 

Infatti analizzando ogni tavola nel dettaglio si può notare come la storia e il disegno siano un tutt’uno e non può esistere l’uno senza l’altro. Il disegno è volutamente legato alla storia, il bianco e il nero si alternano per amplificare l’incontro empatico con il lettore e ogni in ogni riquadro tutto è al suo posto, niente è per caso. Una curiosità: le nubi del treno e di altri particolari sono riempite dalle prime tre strofe della divina commedia “Nel mezz del cammin di nostra vita…”. Come noterete sfogliando la graphic novel ogni elemento che dovrebbe sembrare buttato nel mucchio nasconde delle chicche per il lettore.

deportazione gulagI tratti sono severi, i dialoghi ben concatenati e fino alla fine non si capisce se Alexander è un eroe o una canaglia. Inizialmente si può pensare che il disegnatore abbia lasciato il lavoro in una bozza che non viene più definita. Il lettore si accorgerà invece che proprio questa “mancanza” in realtà racchiude la genialità del lavoro a quattro mani di Massimo Vinci e il disegnatore Alessio Maggioni.

È edito dalla Villaggio Maori edizioni, nella nuova collana Mimesi di cui attendiamo belle novelle. Il volume, in formato 16×22 centimetri, conta 104 pagine da analizzare e usare come base per approfondire una pagina della storia dell’URSS.

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