Donna è la protagonista, donna la sua aiutante, donna l’autrice: e che autrice!

Pensavo di trovarmi davanti ad un’esordiente, ed invece ecco un curriculum di tutto rispetto: quattro romanzi precedenti a quello che stavo per accingermi a leggere, partecipa a diversi concorsi vincendo o conquistando comunque posizioni importanti, come il secondo posto al Festival Giallo Garda. A vincere fu un romanzo Baldini&Castoldi, mica poco!

Non mi dilungherò troppo sulla trama: lo spoiler è ancora più grave trovandoci in presenza di un thriller. Vi do giusto qualche linea guida.

Isabella è una donna di mezza età dal passato doloroso: la perdita della sua famiglia l’ha segnata irreparabilmente, facendole accantonare le proprie passioni e, in un certo senso, anche la propria umanità. Ad intaccare la gabbia vitrea di Isabella arriverà Dana, come punta di diamante, misteriosa ragazza sbucata fuori letteralmente dal cuore della notte. I dolori delle due donne si incontrano, Dana racconta la sua storia: è una storia di disillusione, tradimenti, sparizioni, e gli attori di questa tragedia personale sono diversi ed impuniti. Lentamente, un piano si delinea nella mente di Isabella: farla pagare ai responsabili, farsi giudice e giustiziere come ha già fatto una volta. La scena successiva porta il lettore all’interno di una cella, dove un uomo, ancora scosso e stordito, cerca di capire come ma soprattutto perché si trova in quel luogo. Un inferno buio e freddo. E’ l’inizio di un incubo collettivo, con due ben determinate carnefici e più vittime nella loro lista.

In fin dei conti, questo romanzo è una buona prova di scrittura. La trama è ben costruita, con alcuni espedienti narrativi pregevoli (l’attacco, ad esempio, tanto della storia di Isabella, quanto quello dell’uomo nella cella, è misterioso al punto giusto e coinvolgente per il lettore). Qui e lì, ma di questo ne ha colpa il mio nasaccio da editor, ho trovato qualche asperità nella storia (fra qualche riga scoprirete uno dei perché). Si badi, non ho detto incongruenza: infatti, alla fine, tutti i fili della narrazione tornano e ogni dubbio viene disciolto, sia relativamente alla vicenda principale che al vissuto dei singoli attori dell’azione.

Ma andiamo al dunque. Non ho simpatizzato particolarmente per il personaggio di Isabella, la protagonista: la trovo, talvolta, un po’ vittima dello stereotipo what doesn’t kill you makes you stronger e alcune delle sue gesta per portare a compimento i suoi intenti mi sembrano un po’ una forzatura. Mi sfugge, per esempio, come possa avere accesso a certe “risorse” (NO SPOILER!) e riuscire a scamparla in ogni caso. Ma per il lettore meno pignolo, più attento allo scorrere della storia che alla caratterizzazione dei singoli personaggi, magari questa wonder woman attempatella, dalla mente raffinata e calcolatrice e dall’instancabile forza di volontà, può risultare credibile e intrigante. Del resto, Miss Marple e Jessica Fletcher (per quanto fisicamente poco prestanti, a differenza di Isabella) erano delle arzillissime ed argute signore… o no?

Altro punto di forza della narrazione è, sicuramente, l’attenzione che l’autrice riserva ai particolari. I gesti e le reazioni, le emozioni e gli stati d’animo, tanto dei protagonisti quanto delle comparse, la disposizione degli oggetti, nulla è casuale e tutto ben calcolato ai fini della sceneggiatura. Anche i dialoghi, nella maggior parte dei casi, risultano verosimili e ben articolati, dei bei botta-e-risposta.

Cosa dire a questa autrice che si autodefinisce “annaspante”? Cara Gabriella Grieco… insisti! E secondo me puoi già prendere qualche della boccata d’aria!

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