Manzoni e l’agorafobia. E gli attacchi di panico. E le crisi di nervi. E il balbettamento organico e nervoso. Insomma, altro che padre della lingua: è un caso clinico!

Il povero Alessandro era un groviglio di nevrosi e ossessioni, al punto da chiedersi se questo sia il prezzo della genialità (vedi anche: Virginia Woolf).
Problema numero uno: quella che al tempo veniva chiamata “cranite convulsiva”, e che volgarmente conosciamo come crisi di nervi e attacchi di panico. Cominciò a soffrirne subito dopo il matrimonio (coincidenze? Io non credo), con sintomi che andavano dallo svenimento, all’ansia, alle convulsioni. Non era inoltre insolito esser ricevuti dal Signor Manzoni e trovarlo seduto in poltrona con una sedia disposta di fianco a sé su cui poggiare il braccio: il sostegno della sedia era una sorta di ancoraggio a terra che gli permetteva di tenere sotto controllo la vertigine, la sensazione di trovarsi <<sul bordo di un abisso>>.
Quanto alle ossessioni bizzarre, non riusciva a camminare sul suolo bagnato e non poteva soffrire alcuni suoni in particolare, come per esempio il cinguettio degli uccelli.
Dulcis in fundo, era affetto da una forma di balbuzie nervosa che gli impediva di parlare in pubblico senza incespicare. <<Io la parola la vedo; essa è lì; ma non vuole uscirmi di bocca>>, scriverà lo stesso Manzoni ad un amico.

Il rimedio fai-da-te per questa serie di disturbi erano le lunghe, lunghissime passeggiate che Alessandro si concedeva, sempre accompagnato dalla moglie Enrichetta Blondel o dal figlio maggiore: perché, di fatti, soffriva anche di agorafobia e gli era impossibile andarsene in giro da solo! «La salute incostante del mio caro Alessandro – confessa Enrichetta – è anche la causa del poco tempo che posso avere per me, perché le angosce nervose che prova non gli permettono di restar solo un momento».
Aveva iniziato a soffrire di agorafobia quando il 2 aprile 1810, a Place de la Concorde a Parigi, in occasione dei festeggiamenti per le nozze di Napoleone e Maria Luisa, scoppiarono alcuni alcuni petardi e si creò un disordine tra la folla tale che la moglie gli svenne tra le braccia e lui stesso fu colto da una crisi nervosa.

Questa serie di disturbi lo porteranno a starsene in disparte nella Milano fervente di caffè letterari e in piena causa risorgimentale, nonostante il suo patriottismo. Sarà forse anche a causa di questi incontrollati umori che i suoi romanzi, al contrario, si aggrappano così tenacemente alla realtà storica e alla razionalità?

Se vi incuriosisce scoprire come, secondo gli studiosi D’Angelo e Gioanola, le nevrosi di Manzoni si colleghino alle sue teorie letterarie, potete cominciare da qui:
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-06-23/lerrore-manzoni-084223.shtml?uuid=Ab3Dde7H
http://ilpiccolo.gelocal.it/tempo-libero/2015/07/06/news/manzoni-un-nevrotico-che-soffriva-di-agorafobia-1.11735073

Per oggi è tutto, appuntamento a sabato!

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