Ottavio Tondi.

Cinquant’anni.

Lettore.

In un mondo equo questa professione, forse, esisterebbe.

Il protagonista dell’ultimo romanzo di Tommaso Pincio, dal nome pieno e ridondante, eleva la pagina scritta a diktat della sua identità e formazione. Vende edizioni di lusso della sua biblioteca personale per sostenersi economicamente e legge manoscritti per conto di prestigiose case editrici, decretandone le sorti. Eppure Tondi non è un critico letterario, un professore o un editore. Non risponde al consolidato cliché dello scrittore a tutti i costi, ma rivela il suo totale disinteresse per la scrittura, rifuggendola consapevolmente. Tondi vende pareri sulle sue letture, godendo di un breve ma significativo successo.

Panorama: un libro-immagine.

L’arte della lettura raccontata attraverso la banale e voyeuristica performance di Tondi. “Il lettore e basta”  legge comodamente seduto in poltrona mentre gli spettatori, avendo pagato un biglietto, si limitano a guardare. Se per guardare bastano gli occhi per vedere, invece, è necessario altro.

Il romanzo di Tommaso Pincio denuncia in tal modo la riduzione della lettura a moda, a ostentazione banale di falso intellettualismo. A fronte di questo appiattimento culturale, Tondi replica con la lettura quale atto di isolamento e ribellione, esasperando il suo ruoto di vate.

Panorama: una lucida analisi del mondo letterario con tanto di nomi e cognomi. Una fotografia nitida e realista del mondo editoriale attraverso riferimenti a fenomeni del momento. Tali coordinate sono fornite dall’autore romano per ridestare dallo stato di torpore e inedia il mondo delle Belle Lettere. Pincio, da bravo interprete, tesse le fila di un futuro che è già presente.

Non era morta la letteratura, erano morti loro, i letterati. La letteratura esisteva ancora, non più cartacea, non più scritta per essere letta. In un certo senso era tornata all’oralità […]  Le parole e le cose che vedeva scorrere su Panorama non erano forse un racconto in continuo rifacimento?

In quel piacere spasmodico di osservare le vite degli altri non si realizzava forse la sua idea di letteratura, origliare e sbirciare? E quelle lotte di insulti, quello spietato denigrare, [..] non erano forse una nuova epica, una nuova guerra di Troia?

Nel titolo di questo romanzo  entra l’elemento virtuale.

Panorama, infatti, è un social network.  Qui, Tondi apre un profilo privato e obbedisce alle regole di simile canale: chiara esasperazione di quelli oggi più noti. Ogni utente, infatti, su tale piattaforma deve servirsi di webcam con cui mostrare se stesso o parti della propria abitazione. Tondi sta al gioco: accende lo schermo elettronico ma chiude con i libri. E’ crisi. Consapevole di aver consumato la sua ascesa di perfetto lettore e ancora visibilmente segnato dal pestaggio sul ponte Sisto avvenuto a suon di << Ma cosa ti leggi, scemo?>>, Tondi incontra mediaticamente Ligeia Tissot. La comune passione letteraria, di cui c’è una eco nello stesso nome della donna, detta i ritmi del rapporto tra i due: intimo, necessario, urgente. Tuttavia, Tondi non agisce. Si accontenta di un’altra immagine-video: un letto disfatto.

Ancora rassegnazione, inedia, vuoto.

Con simile quadro, Pincio non demonizza la rete o i social. Opera, però, un cambio di prospettiva: presentandosi quale  osservatore critico e lucido del mutamento della comunicazione in sé.

Avevano ragione a chiamarlo Panorama: proprio di questo si trattava dell’umanità fatta paesaggio.

Panorama, edito da NNEDITORE nella collana ViceVersa, ha una complessità d’intenti e di spunti difficile da descrivere. Un romanzo dentro il romanzo: meta letterario, puntuale, critico ma allo stesso tempo intimo. Sospeso tra presente e futuro, ma dal sapore nostalgico. L’originalità del testo ha fatto guadagnare al suo autore il Sinbad, Premio Internazionale degli Editori Indipendenti per l’anno 2015.

Un libro necessario a ogni lettore: una dimensione  spaziale ed emotiva con cui confrontarsi.

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