Molti di voi conoscono di certo “Lo strano caso di Benjamin Button”, qualcuno in meno conosce il racconto da cui è stato tratto. Ma quanti sono a conoscenza di un predecessore tutto italiano di questa bizzarra storia?

Era il 1922 quando The Curious Case of Benjamin Button compariva per la prima volta sulla rivista Collier’s, firmato da F. S. Fitzgerald, successivamente incluso nei Racconti dell’età del jazz. Il racconto dell’uomo dalla vita al contrario pare sia stato ispirato all’autore da un’ osservazione di Mark Twain, come scrisse in una nota introduttiva al racconto:

cioè, che era un peccato che la parte migliore della nostra vita
venisse all’inizio e la peggiore alla fine. Io ho tentato di dimostrare la sua tesi,
facendo un esperimento con un uomo inserito in un
ambiente perfettamente normale.

Tuttavia, qualche voce vuole riconnettere la genesi di questo racconto ad un libro che fino a sessant’anni fa era possibile trovare in tutte le biblioteche scolastiche: Storia di Pipino, nato vecchio e morto bambino, di Giulio Gianelli.

Gianelli, poeta crepuscolare italiano, dette alle stampe la sua storia di Pipino nel 1911, pubblicandolo a puntate sulla rivista Il Momento e facendolo diventare un classico della letteratura per l’infanzia di puro intrattenimento. Generato da una forma di creta animata dal calore di una pipa che ne diverrà madre (da cui il nome “pipino”), il vecchio Pipino vivrà una serie di incredibili avventure, più o meno fantasiose: incontra le formiche in sciopero perché non vogliono più raccogliere cibo per l’inverno, una fata, un grillo. Anagraficamente è un bambino e vorrebbe giocare con i suoi coetanei, ma i ragazzi lo scacciano, vedendolo così vecchio e lui se ne dispera. Diventa maestro di scuola, ma non conosce l’alfabeto. Va poi a Napoli e diventa amico del Vesuvio, per poi trovarlo incredibilmente in Sicilia ad assistere allo sbarco dei Mille. Ringiovanisce via via, la barba bianca diventa nera e poi sparisce, le rughe si spianano, perde i denti ed infine torna in fasce, cullato su un prato fiorito.

Ebbene, eccolo ragazzo di quindici anni,
su per giù dell’età dei suoi mille soldati.
Eccolo: senza barba, senza baffi, con la faccia grossa e liscia,
un po’ troppo grossa e molto dolorosa

Al di là di qualsiasi morale, la versione italiana del racconto è una sorta di autoritratto dell’autore: piccolo di statura, inseparabile dalla sua pipa, dalla fervida e fanciullesca immaginazione. Purtroppo per lui, morì davvero giovane, ad appena trentacinque anni privandoci di chissà quali altri voli di fantasia. Le mille sorprese della letteratura italiana!

Per approfondire: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/11/ma-torinese-ispiratore-di-benjamin-button.html

E voi? Conoscete altre storie bizzarre made in Italy? Ditelo alla Curtigghiara!

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