Questa settimana è stata dominata da un tema molto forte che ha scosso non solo il mondo dell’editoria ma la sfera privata di ogni individuo che ha sentito nuovamente vicina una mano oscura chiamata mafia. L’uscita del libro di Salvo Riina, il terzogenito dei quattro figli di Totò Riina e Ninetta Bagarella, è stato visto da molti come un affronto a tutte le vittime della mafia stessa e molte librerie si rifiutano di ordinarlo e di conseguenza di venderlo.

Anche su Ibs le polemiche non accennano a smettere, classificando il libro con una stella su cinque, probabilmente senza averlo neanche letto. Il sito della casa editrice, edizioni Anordest, che lo ha pubblicato mi appare offline e con una bella scritta di 404Error.

Riina family life Riina Salvatore Libro Edizioni Anordest IBS

Premetto che quello che starò per scrivere non vuole giustificare le scelte di nessuno, né quelle della casa editrice né quelle delle librerie, ma il nostro blog parla di parole che molto spesso gli avvocati dei mafiosi incartano per incantare i giudici e fare apparire questi *@DFS* (parolacce che non posso scrivere ma “pezzi di…” non è reato giusto?) anch’essi dei martiri della mafia.

Vi dico inoltre che l’ultimo film da me visto per una settimana a ripetizione e che prenderò d’esempio per spiegare cos’è questa “montagna di MERDA” ai miei figli è La mafia uccide solo d’estate del mitico palermitano PIF. Quando andai a Cinisi per Peppino Impastato mi sentii male, sul serio. Dolori alla testa, senso di nausea e altre belle cose perché ho avuto il contrario della sindrome di Stendhal.

Però…. si, esiste un però. Vorrei offrire una piccola riflessione nata da questo post su Facebook , riportato in maniera più esaustiva su Millestorie.net, che confuta la decisione delle librerie di non vendere “Riina Family Life”:

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In buona parte mi trova d’accordo. Non per paragonarlo a una pagina della nostra storia tragica come la Seconda Guerra Mondiale, ma all’università mi sono ritrovata a studiare il Mein Kampf (La mia battaglia), il saggio pubblicato nel 1925 attraverso il quale Adolf Hitler espose il suo pensiero politico e delineò il programma del partito nazista sotto forma di un’autobiografia. (Da Wikipedia). Sicuramente lo abbiamo letto non perché seguissimo il pensiero nazista, nonostante il testo sia l’esaltazione del pensiero di Hitler, ma per darci la possibilità di avere un occhio critico e soprattutto EMPATICO, per capire che cosa diavolo avesse in testa. Leggere un testo scritto dal figlio di uno dei più importanti boss mafiosi può dare la possibilità di entrare nella psicologia della mafia. Alt! Lo so cosa state pensando! “Ma come?? Lo sta giustificando? è impazzita?” No. Ecco qui l’altro volto della storia: ho i miei dubbi che questo testo sia stato scritto proprio da lui senza un ghost writer (o un bravissimo editor) dietro. Sicuramente la casa editrice avrà visto un bel ricavo e molti lo DOVRANNO acquistare senza mai leggerlo, come chi sta molto vicino alla famiglia Riina. Non penso abbiano molta possibilità di scelta.

Ma, è così sbagliato leggere entrambe le visioni? Come se questo testo fosse l’antitesi che ci aiuta a sviluppare un occhio critico e di conseguenza avere una sintesi che sia nostra e non della massa che urla “la mafia è una montagna di merda” solo per essere l’alternativo che va di moda ma alla fine non sa neanche cosa sia cosa nostra? Non voglio generalizzare e non sto parlando di TE lettore, ma sicuramente conoscerai qualcuno che corrisponde a questa descrizione. Per chiunque abbia una minima flessibilità mentale consiglio di proseguire la lettura con questo estratto del Giornale di Sicilia:

Nel suo libro, Salvo ricorda un giorno molto importante della storia siciliana e italiana, quel 23 maggio della strage di Capace che aveva come mandante proprio Riina. 

“La tv era accesa su Rai1, e il telegiornale in edizione straordinaria già andava avanti da un’ora. Non facemmo domande, ma ci limitammo a guardare nello schermo. Il viso di Giovanni Falcone veniva riproposto ogni minuto, alternato alle immagini rivoltanti di un’autostrada aperta in due… Un cratere fumante, pieno di rottami e di poliziotti indaffarati nelle ricerche… Pure mio padre Totò era a casa. Stava seduto nella sua poltrona davanti al televisore. Anche lui in silenzio. Non diceva una parola, ma non era agitato o particolarmente incuriosito da quelle immagini. Sul volto qualche ruga, appena accigliato, ascoltava pensando ad altro”.
Pochi mesi dopo, il 19 luglio, lo stesso amaro destino toccava al magistrato Paolo Borsellino, ucciso a Via D’Amelio. La famiglia Riina era in vacanza al mare.

Il mio intervento si ferma qui, non entro nel merito della presenza di Salvatore Riina da Porta A Porta, la famosa trasmissione tv di Bruno Vespa. Specialmente dopo le dichiarazioni del direttore Rai che voleva riformare i programmi con un ritorno al passato incentrato sulla cultura. Una guerra tra emittenti! Rai ha Riina, la Mediaset ha Raffaele Sollecito come opinionista.

Forse il polverone mediatico sollevato con la scusa delle decisioni prese dalle varie librerie ha funzionato come cassa di risonanza che non ha fatto altro che dare visibilità e pubblicità gratuita. Quando la pubblicità negativa è cosa buona. Dall’altra parte non parlare di un problema non significa che non esista.

Dopo questa carrellata di rovesci di medaglia, cosa ne pensate?

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