“Il corpo della dittatura” di Natasha Puglisi non punta solo ad essere un saggio sulla figura di Benito Mussolini, bensì a rispecchiare gli animi del popolo italiano che è riuscito a trasformare il Duce da “bue nazionale” e leader carismatico in “carne da macello”. ­­Lo stile dell’autrice rende unico nel suo genere questo testo, solo apparentemente storico, trasformandolo in una sorta di documentario. Come farò notare più avanti, le ricerche portate avanti esulano dalla teorica scrittura accademica. Procedendo con la lettura, infatti, si nota come attraverso le citazioni di Le Bon, e le sue riflessioni sulle caratteristiche delle masse, e l’attenzione ai fatti di cronaca catanese negli anni della dittatura fascista, la scrittrice riesca a spezzare il tono serio e distaccato con delle definizioni originali che solo la Polanskij potrebbe scrivere:

“La totale coincidenza del Duce con la sua ideologia sembrava connettere altrettanto strettamente la durata del suo regime con quella della sua vita biologica”

Fin dall’introduzione il libro, facendomi tornare al periodo universitario, mi ha indotto a munirmi di matita per sottolineare le parti più interessanti, ma con una differenza fondamentale: questa volta ho voluto segnare solo ciò che mi ha fatto stranamente sorridere. Addio tempi di esami: niente elenchi di date che, per quanto siano facili da ricordare in quanto coincidenti in parte con quelle della seconda guerra mondiale, sono terribilmente noiose. Ogni studente sa di che parlo.

Non avendo la presunzione di sostituire un manuale di storia, il testo è un serbatoio di curiosità che, oltre a tenermi incollata alla pagina, mi hanno fatto aprire sezioni mentali del mio cervellino riguardanti la politica. Qualche esempio: il ventennio di Berlusconi o la decadenza culturale del popolo italiano che ha l’innato bisogno di credere in qualcuno, finendo per seguirlo ciecamente. E poi dalla lettura del volume ho avuto la conferma di una somiglianza: quella del “duce bricconcello” con Matteo Salvini. Un’affinità non esplicitata nelle pagine del libro, ma presente chiaramente nei miei pensieri. I comuni denominatori sono evidenti: le umili origini, gli incontri con il popolo, la presenza nei media. Ciò che ha fatto Berlusconi, unendo la vita pubblica con quella privata. l’ha portato ad essere il pappone Mediaset con tutte le connotazioni negative del caso. Ancora Salvini, è vero, non è stato toccato, ma devono beccarlo prima o poi il bricconcello!

Tralasciando le mie fuorvianti idee politiche, “Il corpo della dittatura” se proprio dovessi paragonarlo ad un testo universitario direi che sarebbe un ottimo manuale sulla comunicazione. E’ interessante, infatti, l’attenzione che la giovane scrittrice riserva alla funzione comunicativa del corpo. Proprio il corpo, inteso in senso letterale, è l’emblema dell’immortalità e della giovinezza. Il Duce puntava molto sulla fisicità: non si affaticava, praticava molti sport, era virile: desiderato dalle donne ed osannato dagli uomini. Le ferite di guerra sul suo corpo erano l’ennesimo simbolo della sua rigenerazione. Neanche se fosse la fenice di Albus Silente. La storia insegna che fin dagli antichi egizi per arrivare a Carlo Magno, il corpo è un chiaro strumento di propaganda: il simbolo della divinità che si reincarna nell’uomo. La storia insegna e noi dimentichiamo. Morto Mussolini riesumiamo Mazzini, chiamandolo in causa l’ennesimo salvatore della patria quest’ultimo è già pronto per svolgere la sua funzione pubblica e sociale! Una rispolverata ed ecco l’eroe della libertà.

Ritornando al fascismo che fine fa, nel 1945, l’imponente salma del Duce?

“La storia del Duce con gli italiani può paragonarsi a un rapporto d’amore e simbiosi. Il suo corpo è stato un corpo amato dai connazionali: era una vera devozione […] L’amore si trasforma in rabbia, in rancore, in odio.”

Il cadavere del Duce, quindi, viene mutilato da ripetute percosse, diventando carne da macello. C’è addirittura chi decide di liberarsi la vescica sulla sua faccia. A farlo è una donna, una di quelle che il fascismo aveva cercato di relegare come angelo del focolare: la donna che non doveva preoccuparsi della guerra, ma dei gossip cinematografici della neonata Cinecittà.

Mussolini_Petacci_Loreto

Per questo periodo storico, il più amato ma al contempo il più odiato da tutti, la carne sul fuoco è tanta. Il lavoro della scrittrice tocca anche gli aspetti più scomodi della ricostruzione storica: il rapporto con gli omossessuali, i report a Catania, le immagini dell’istituto Luce sul Duce, le stranezze e gli interessi di un’epoca passata eppure ancora oggi dibattuta sono tutti temi vagliati dall’autrice con grande spirito critico. Uno stile ricercato, raffinato e personale e un formato al limite del tascabile fanno di questo saggio un piccolo tesoro che restituisce piacevolmente, in neanche 130 pagine, notizie storiche importanti in maniera easy e mai superficiale.

il corpo del duce
La blogger e l’autrice ancora sotto shock per la pubblicazione

La meravigliosa copertina stile Saggiatore ritrae il mezzobusto di Mussolini e la sua inconfondibile espressione facciale. Vi invito alla lettura con una mentalità aperta. “l’ennesimo libro sul fascismo…che due p***”- direte- non è così. Il lavoro di ricerca è un mix esplosivo di toni e notizie che merita di essere letto. A catturare il lettore senza appesantirlo, nonostante l’essenza storia del tema trattato, è uno stile di scrittura che non sembra di un’autrice alla sua prima pubblicazione: fresco, sperimentale ma ponderato.

Potrei continuare a parlarne all’infinito, specie per gli svariati spunti che questa lettura suscita spontaneamente. Mi contengo, invitandovi a contattarci su Fb o Twitter (@paroleincartate) per ulteriori chiarimenti o informazioni.

Il libro, edito dalla casa editrice Villaggio Maori Edizioni nella collana Germinale, è disponibile presso la libreria Villaggio Maori.


Ringrazio la nostra Sveva per la revisione e l’aiuto speciale che mi ha dedicato

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