Si parlava di significati nascosti, ed in particolare dei  messaggi divini tra le pagine più impensabili.

Riguardo all’altro nome di Aslan, vorrei davvero che fossi tu ad indovinare. C’è mai stato qualcuno in questo nostro mondo che: 1) giunse nello stesso periodo di Babbo Natale; 2) disse di essere il figlio del Grande Imperatore; 3) per la colpa di qualcun altro diede se stesso a degli uomini cattivi che lo derisero e lo uccisero; 4) tornò in vita; 5) viene alle volte chiamato l’Agnello (vedi la conclusione del Veliero)? Davvero non sai il Suo nome in questo mondo? Pensaci su e fammi sapere la tua risposta!

Questa la risposta che C. S. Lewis, autore de “Le cronache di Narnia”, dava ad una sua giovane lettrice americana.

Siamo in un mondo, che ha avuto origine da una creazione, in cui un grande Imperatore D’Oltremare -Dio?- detta le leggi della giustizia e, nel pieno possesso delle proprie facoltà, i personaggi possono scegliere se operare il male ed assumersi le nefaste conseguenze delle loro azioni.
Ad essere imputato come portatore di messaggio divino stavolta è il Leone Aslan, morto per preservare la vita di un traditore -Edmund, uno dei tre fratelli- e poi risorto per condurre comunque la sua battaglia, ma dopo esser stato deriso per la sua rassegnazione al suo destino. La scelta dell’animale, inoltre, non pare essere casuale: da secoli il Messia, così come anche Dio, è stato reso iconograficamente attraverso tali feline sembianze, nonché i cristiani stessi identificano Gesù come “il leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide”. E, restando in campo zoologico, la strega malvagia che si tramuta in serpente è un po’ ambigua, ammettiamolo, ma anche l’asino travestito da Aslan fa un po’ pensare ad una sorta di Anticristo.

Tuttavia, l’autore stesso puntualizzò: non si tratta di un’allegoria né di un subdolo indottrinamento dei fruitori dell’opera.

Non potrei mai scrivere in questa maniera. Tutto è incominciato con immagini: l’immagine di un fauno, di un fauno che porta un ombrello, di una regina su una slitta, di un magnifico leone. All’inizio non c’era in essi nulla di cristiano: questo elemento apparve successivamente, quasi in modo spontaneo.

Per approfondire:
http://www.gliscritti.it/approf/2006/saggi/narnia.htm

Da La Curtigghiara è tutto, più una raccomandazione: fate in modo che le metafore celesti non tocchino mai Harry Potter!

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