Che la letteratura celi spesso significati e sottotesti nascosti, è cosa ormai per tutti risaputa. Ma diciamo che se non mi fosse capitato di leggere un citazione tratta da una lettera di Tolkien, inviata a Robert Murray il 2 dicembre 1953, difficilmente avrei dedotto che

‘Il Signore degli Anelli’ è fondamentalmente
un’opera religiosa e cattolica.

Tutta l’opera di Tolkien, ma in particolare la data summenzionata, è intessuta di rimandi biblici e cristologici. Ve ne accenno solo alcuni, giusto per farvi incuriosire (ma attenti ad approfondire: potreste trovare articoli agghiaccianti come “Il Signore degli anelli e papa Francesco”).
Partiamo dai temi ricorrenti. Speranza: i popoli liberi sperano di esser liberati dal male; misericordia, pietà (per esempio, Bilbo che non uccide Gollum nonostante lo trovi ripugnante); umiltà e amicizia (evidenti nello hobbit Sam), che permettono di sopportare avvenimenti e ingiustizie d’ogni tipo; sacrificio: ogni personaggio pare destinato a compierne per un bene superiore, a rinunciare a qualcosa; provvidenza: non è il caso a guidare gli eventi, ma tutto torna ad aiutare i deboli e sconfiggere Sauron, e la grazia opera attraverso i personaggi -inducendoli alla cooperazione- servendosene per sovrastare il male. Quello stesso male in grado di corrompere chiunque gli si avvicini, come chi si approssima al suo feticcio, l’anello (dal desolante Smigol al più fiero Boromir).
E a proposito dei deboli: vi sembra un caso che a portare avanti una missione così importante -la distruzione dell’anello, la sconfitta dell’oscuro- venga affidata ai più indifesi tra i personaggi del mondo tolkeniano, tale da farli risultare i veri vincitori?

Andiamo ai personaggi. Non sono tutti o cattivi o buoni (anche se paiono tendere al bene o al male assoluto) ma è spesso offerta una possibilità di riscatto -e pentimento- o comunque di scelta –libero arbitrio-. La tentazione incombe su di loro: Frodo, ingenuamente, offre a Gandalf e a Galadriel l’anello del potere, ma entrambi vi resistono come Cristo rinunciò alle offerte demoniache durante il suo peregrinare nel deserto.
Frodo ricalca la figura del santo/profeta: lascia tutto (casa, posizione, agi: come Abramo) per andare a svolgere un compito per cui si sente inadeguato (come Mosè) e una volta chiamato non si tira più indietro.
Galdalf, poi, la vince su tutti: su di lui incombe il tema cristologico più forte della morte e resurrezione, in Bianco, per la salvezza altrui. E anche il luogo del suo sacrificio, Moria, non è casuale. Moria era infatti il nome della città su cui sorge l’odierna Gerusalemme e al cui territorio apparteneva il monte Calvario ove Cristo perì!

Per approfondire:
http://www.gliscritti.it/approf/2006/saggi/tolkien2.htm#mozTocId79780
http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=113&id_n=4645

Un altro grande classico fantasy contiene in sé un messaggio salvifico e velatamente religioso. Quale? Scopritelo sabato, al prossimo appuntamento!

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