Sono sicuro che non capirò mai il perché di tutta questa giornata, le ragioni recondite di questo viaggio attraverso la città, il tempo e lo spazio, attraverso la deragliata mente di questo vecchio, il corpo trasfigurato di questo esangue profeta di non so che cosa. Ma non m’importa.

E qui potrei anche chiudere la recensione. Questo periodo racchiude il mio stato d’animo nel corso della lettura, quello del narratore, quello che esprime l’immagine di copertina su quel bellissimo sfondo nero, tutto insomma. E niente.

Quando ho descritto questo libro ai miei amici blogger ho usato sempre lo stesso aggettivo: allucinante! E dire che quando ho letto quanto riportato in copertina, “Un romanzo on the road per le strade di una Catania aspra e surreale”, mi sono detta: mah. E come si ambienta un romanzo lungo le strade di una città, di uno spazio quasi chiuso? Come sempre, carta stampata batte pregiudizio: impara, libraia!

Il nostro protagonista, di cui non conosciamo nemmeno il nome, ci racconta di come una mattinata di imbottigliamento nel traffico catanese possa divenire occasione di un incredibile incontro/scontro con un vecchio ( altrettanto anonimo: un clochard? Un pazzo? Per un sacco di tempo l’unica cosa che sapremo di lui è che puzza. E che vuole arrivare a via Canfora 91.), vecchio per miracolo scampato ad un incidente e che altro non chiede che esser riaccompagnato a casa. È l’inizio di un on the road per le vie della città barocca, tra il mare e la Montagna, tra un parcheggio ed una strada sovraffollata. L’insofferenza del protagonista/autista verso il suo compagno di viaggio sbandato, si tramuta facilmente in compassione ed infine complicità: man mano che le nebbie mentali dello sconosciuto si diradano, quello che sbuca fuori è un personaggio indimenticabile, somma di storie, ricordi ed intuizioni. Entrambi i personaggi diventeranno voci fuori campo a commentare lo squallore dell’attualità, la santità di un arancino, i segreti mal nascosti di un passato non troppo lontano.

Questo libro ha ritmo. Dura appena settantasei pagine ma la lettura sembra dilatarsi e compattarsi al tempo stesso. Leggendone la prosa ho pensato subito, paradossalmente, alla poesia: uno strano tipo di poesia urbana ed estrema, che si concede il turpiloquio e se ne bea, che pausa una narrazione velocissima fatta di pensieri serratissimi con incantevoli descrizioni, digressioni, fantasie. E poi, di tanto in tanto, ti ritrovi sul serio a leggere dell’Odissea o, qualche pagina dopo, di “Time” dei Pink Floyd, come fossero passaggi necessari al testo, espedienti di transizione da un momento della giornata all’altro. Catania stessa si espande e diventa immensa, tanto che non basta un giorno intero per percorrerla tutta! Questa città è forse il set più versatile di cui mi sia capitato di leggere: è una città luminosa e scura al tempo stesso, accogliente e inquietante, contiene in sé tutte le contraddizioni che contraddistinguono chi la vive e che il visitatore può cogliere solo ad uno sguardo. E non è un cliché.

Allucinante!

Per la parte dedicata ai consigli, ci sarebbe da sbizzarrirsi: questo libro offre talmente tanti spunti da mettermi in difficoltà. Il ventaglio delle opportunità va da “Il Gattopardo” a “Sulla strada”! Quindi facciamo al contrario, stavolta: leggetelo voi e consigliate qualcosa a me!

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