Tempo di lettura: 3 giorni | Luogo di lettura: dovunque, chi riusciva a mollarlo? | Tipo di lettura: cartaceo

Il titolo. La prima cosa che mi ha colpita di questo libro è stato il titolo, dal significato immenso a mio parere. Appena arrivate in libreria, una copia aveva già una lettrice curiosa nella sua libraia, che l’ha portata a casa e non l’ha più rimessa nel suo scaffale da “vendita”.
Nella mia vita precedente, quella in cui ero giovane nei primi del ‘900 (tuttora ne risento: soprattutto quando esco a comprare scarpe e torno con roba vintage improponibile), sarò stata sicuramente russa e probabilmente bolscevica, motivo per cui anche il set e le coordinate storiche del romanzo sono state altra fonte d’attrazione verso questo testo.
Ma andiamo al dunque.

A raccontare la storia di “La tua presenza è come una città”, titolo che è una citazione da Pasternak, è, manco a dirlo, Saŝa, un bibliotecario (motivo d’attrazione numero tre, per una libraia).
Ci racconta della sua famiglia rievocandone vicende, ricordi e ritratti a partire dal padre Viktor e da Dimitri, suo fraterno amico, e dalla loro infanzia a Miroslav. Dopo tanta condivisione di esperienze e vodka e tante partite a scacchi, le divergenze politiche separeranno i due amici, relegando Dimitri al confino in Siberia, ma lasciando intatto quel legame forte ed invisibile tra loro due.
Viktor accoglierà in casa propria la moglie ed il figlio di Dimitri, Kirill, dando vita ad una nuova strana famiglia in cui si confondono i padri, le madri e gli avi, e Saŝa e Kira crescono come fratelli in una Russia di nuova generazione ma in fondo non poi così diversa da quella precedente.
Cos’è stata la rivoluzione? Un abbaglio o una conquista? I personaggi vivono questo dubbio, talvolta talmente intenso da prender forma in gesti dalle conseguenze catastrofiche come lanciare il ritratto di Lenin dalla finestra. Ma vivono anche molto altro: amore, paura, nostalgia, gelosia, ed amicizia, sentimento forte e terribile che tesse le proprie trame come una ragnatela, legando i destini degli uni a quelli degli altri.

 “Dunque è vero che su quel taccuino scrive le tesi per un nuovo socialismo!?
Il ‘socialismo gentile’ forse? Secondo le nostre fonti un giorno lei ha parlato
di questa nuova teoria con il barbiere Surin, mentre quello le tagliava i capelli,
e poi lo ha ripetuto davanti alla classe di suo figlio, chiamandolo, quella volta,
il ‘socialismo della grazia’.”
“Ebbene si, qualche volta mi piace fantasticare.”

Il testo è un mosaico di espedienti e generi: lettere, glossari, immaginarie dichiarazioni ed infine anche una fiaba. A tenere insieme tutto ciò, oltre la coerenza del contenuto, sono le parole di Saŝa, filtro unico per tutto il racconto, che unificano e armonizzano una storia in cui, infine, ognuno trova il suo posto, ognuno la sua pace o la sua sconfitta.

L’autrice, Ruska Jorjoliani, ha straordinariamente dato vita in lingua italiana ad un romanzo figlio (o forse nipote, vista la giovanissima età!) della letteratura russa. Al di là dello stile “in odor di”, ci ho ritrovato la cosa che più mi diverte ogni volta in cui leggo un Gogol o un Bulgakov: leggere, di volta in volta e più e più volte, nome e cognome o nome e patronimico di ogni personaggio chiamato in scena, dall’inizio alla fine. E mi sono sempre chiesta: ma davvero lì nella vita reale il nome completo di una persona viene ripetuto così tante volte, a rischio della ridondanza!?
Lo chiederò all’autrice, che avrò il piacere di incontrare a breve nella mia libreria. Questa e tante, ma tante altre cose.

Per quanto poco ne abbia letto (lo ammetto: le vie della Russia letteraria ho iniziato a percorrerle da poco), ho amato ogni singolo romanzo o racconto del ‘900 sovietico. C’è un non so cosa nella letteratura post rivoluzionaria che mi fa sorridere. Forse l’ironia o anche la disillusione che caratterizza certe voci e certi personaggi, ma al tempo stesso qualcosa di controtendente a tutto ciò. Pertanto, dalla mia modesta libreria mentale, tiro fuori e vi consiglio il già citato Bulgakov: l’irriverente “Cuore di cane” per lettori frettolosi, l’indescrivibile “Il maestro e Margherita” per quelli in cerca di un capolavoro.

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