Punto e a capo.

Tolto il segnalibro, ripongo il volume sullo scaffale della mia easy libreria ikea. Sezione graphic-novels in discreto aumento: sono il Narciso caravaggesco che si specchia nell’acqua.

Il giorno dopo:

-Eh, si vede che mi sono rinc######!

Mode: Nonsense.

Redigere un commento a un flusso di emozioni è un rischio che voglio correre a costo di essere melensa. Oddio, «un mezzo pippone» scriverebbe Zerocalcare. No, lo giuro, niente polpettoni indigesti. Solo un invito a leggere due righe. Due di numero, eh! Lettori, visti i tempi, bisogna “di- stil- la-re”. (Un verbo che è un insulto all’intelligenza!)

Unastoria di Gipi, alias per Gian Alfonso Pacinotti, edito dalla Coconino Press è un intreccio indissolubile di parole e immagini in cui tale poliedrico artista racconta ciò che ogni essere umano compie: vivere. Per l’autore pisano la convivenza con la vita stessa implica di-stra-zio-ne. Il lavoro, le passioni, i piaceri sono tutti alibi messi appunto per «scivolare» lungo i giorni a nostra disposizione. Niente di più reale, comune e concreto. Eppure, l’assunto da cui parte questo romanzo per immagini è chimerico.

“Se il diciottenne si svegliasse di colpo una notte. Si alzasse. Ed allo specchio si vedesse [per magia] per maledizione con la faccia con la pelle dei suoi futuri cinquantanni, [morirebbe] vomiterebbe.”

Certo, se fosse possibile trascendere il limite della temporalità, quel ragazzo davanti simile visione di sé impazzirebbe. Proprio la pazzia, o la visione lucida e spietata delle cose, è la sorte destinata al protagonista di unastoria, Silvano Landi. Scrittore famoso alla soglia dei cinquant’anni, Landi è il tipico personaggio-specchio: chiaro factotum dell’autore. Dunque, quello che Gipi mette sul tavolo da disegno più che un cauto nichilismo è la distruzione di una vita, la sua, in «mille, duemila, tremila, quattromila pezzi». Impietosa la diagnosi dei sadici e invidiosi medici: «una schizofrenia improvvisa con atteggiamenti ossessivo compulsivi ad indirizzo monotematico».

Ma Unastoria, sebbene il titolo tutto unito, «sono due storie». Ad essere ritratta è anche la vicenda del bisnonno dello scrittore, Mauro. Recluta della Prima Guerra Mondiale, Landi senior è l’epicentro dei pensieri del nipote. Nella maligna natura, di ascendenza leopardiana, evocata dalle suggestive tavole di Gipi non c’è posto per gli eroi, ma l’antenato dello scrittore ha la tempra del vero combattente. L’impavido, tenace e irremovibile Mauro ha una sola debolezza che, paradossalmente, è il suo punto di forza: la promessa di ritornare dalla donna che ama.

Storie in antitesi, personaggi antitetici, colori violenti accanto a tavole nude. Il contrasto è la maniera del fumettista di prendere al bavero il lettore. Le tavole sono un caleidoscopio di toni e stati d’animo in un continuo andirivieni di ricordi e paure. La “schizofrenia” non fa omologare mai il disegno: caratteristico per il tratto insicuro e l’insubordinazione dei canoni classici. Ogni scorcio paesaggistico, poi, è un vivaio di emozioni di forte intensità.

L’arte è ineffabile.

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Unastoria è un duro monologo interiore costruito quasi musicalmente, un flusso di coscienza trasformato in fumetto. Se nel Rinascimento la scultura in pietra era definita come arte del levare, l’inquieto fumettista mette in pratica simile lezione in questa “subcultura” che è l’arte per strisce. Rinunciando alla propria visione artistica e riducendo al massimo i dialoghi, Gipi dà spazio alla riflessione che è massima negli splendidi acquarelli eterei. Non a caso, in un’intervista, l’autore paragona la sua arte alla scrittura del primo libro della Trilogia della città di K di Agota Kristof, scrittrice ungherese nota per il suo stile asciutto e minimalista. Gli stessi aggettivi possono riferirsi ai paesaggi brulli, aridi, ma estremamente evocativi di questo artista dall’indescrivibile estro.

Se siete capitati in questa sezione graphic novels, così,  per caso e non avete alcuna intenzione di perdere tempo con i fumetti (cambiate idea, fidatevi!) ritagliatevi una mezz’ora stasera per il reading di Unastoria.

                                                   

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