Come i capitani di navi si servono dei diari di bordo per appuntare le varie fasi delle proprie imprese e suggellare quelle più gloriose, così desidero raccontarvi un’esperienza di lettura di forte impatto emotivo. Ultima tappa su foglio stampato:

La Porta

Una lettura di non ritorno che chiude la stagione delle foglie con la sottile malìa delle sue parole. “Non considero il libro quello che viene preso al posto del Valium o del Prozac“: le parole di Aldo Busi spiegano meglio delle mie gli effetti che alcune letture sono capaci di suscitare. Niente consolazioni, niente sollievo:

Crisi

Parlare di simili “scontri”diventa difficile quanto necessario per non essere irriverente di fronte la densità della narrativa d’autore. La scelta di leggere Magda Szabò, scrittrice ungherese contemporanea, non è stata casuale. Il suggerimento è arrivato dalla rete: due bloggers nelle vesti di mentori hanno valicato prima di me quella soglia. Incuriosita e persuasa, decido di scoprire il mistero che si cela dietro di essa. La vertigine, a sorpresa, l’avverto leggendo la quarta di copertina.

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Cari book lovers, ognuno ha i suoi gusti ma Hermann Hesse non si discute! L’autore di Narciso e Baccadoro è scritto nel mio dna di lettrice. E nel vostro? Esclusi i casi di consanguineità, davanti simile diktat le mie aspettative germogliano… (Stop voli pindarici: andiamo al sodo!)

La Porta è la storia del tradimento di un’amicizia nata da un rapporto di lavoro entro le mura domestiche tra un’inetta e salottiera scrittrice e la sua inserviente. Ben lontana dal prototipo di domestica docile, ubbidiente e remissiva, Emerenc è un’anziana governante ligia al lavoro, tagliente, imperiosa. Provata da una sorte funesta che rivela in momenti topici, l’instancabile massaia è l’indiscussa protagonista del romanzo e l’attenta regista dell’azione. Emerenc non si limita a riordinare la casa, ma ne arreda ogni angolo con inutili carabattole; si occupa dell’educazione del cane di famiglia; svela il nome della voce narrante, (coincidente con quello dell’autrice) osando un vezzeggiativo, (Magduska) a poche pagine dalla fine del romanzo.

Le distanze di classe, di educazione e di vita sono evidenti motivi di rottura tra le due donne che istaurano un rapporto conflittuale, eppure intimo, discreto, essenziale. Fallito il tentativo di trasformare Emerenc in qualcosa di più simile a sé, Magda dovrà rassegnarsi al radicale anti intellettualismo e ateismo della dispotica gattara. Da parte sua Emerenc, tradendo la realpolitik che ispira ogni sua azione, smorzerà il suo disprezzo per chi «non usa le mani» ma solo il cervello.

Nonostante l’affetto da cui è circondata Emerenc non parla, ma scandisce le parole come se prestasse giuramenti. La totale abnegazione al lavoro rende questa donna titanica e indulgente restia alle lusinghe o ai regali per sé. La fatica dei servizi domestici non solleva la sua persona dal dispensare “piatti dell’amicizia” ai bisognosi, secondo l’antico costume ungherese. Questi brevi accenni non rendono omaggio a un personaggio “combinatorio”, concedetemi quest’aggettivo. Emerenc, infatti, è la somma di tanti se, di molti senza e di troppi mai. Una personalità così grande da eclissare quella dell’autrice-scrittrice.

Odi et amo: questo è il mood davanti tale femminilità forte e austera.

Una serratura a doppia mandata, però, separa Emerenc dal resto mondo. La Porta è il simbolo del suo isolamento. La muraglia oltre che fisica è spirituale. Nessuno è mai entrato nella «Città Proibita» dell’ermetica sovrana. Solo Magda in una notte “virgiliana” apre la porta venendo a conoscenza del segreto di Emerenc.

Mai come adesso le donne sono tanto vicine pur essendo lontane.

Titolo: La Porta;

Autore: Magda Szabò;

Pubblicato: da Super ET, pag. 258;

Per saperne di più…

Il romanzo di Magda Szabo è una sorta di agone tragico tutto al femminile che si muove nell’ambito della biografia romanzata. Alla semplicità della trama e alla grandiosa costruzione dei personaggi si giustappone la ricercatezza dello stile: aulico e ricco di allusioni al mito. Emerenc, in tal senso, è il maggiore investimento dell’autrice: da potenza titanica e salvifica a eroina e, poi, vittima. Una moderna Medusa, Medea ed Erinni convergenti in un’unica persona, che diventa man mano familiare. Per chi, come me, è innamorato del mondo classico troverà parecchi riferimenti. Un assaggio.

Vengano, dunque, queste Erinni che indossano calzature sanitarie rialzate come coturni e copricapi da infermieri sulle maschere tragiche [..]

[..] e visto che avevo osato prendere le forbici delle mani di Atropo ora dovevo avere il coraggio di scrutare nel laboratorio delle Parche.

Se le mie parole non sono state abbastanza icastiche ed efficaci per farvi raffigurare Emerenc il personaggio che, come avrete facilmente capito, ha colpito la mia sensibilità di lettrice vi rimando al trailer (ahimè, in inglese) del film tratto da questo romanzo prezioso e raro.

Per i più pigri qualche clip tratta da The Door. (Sì, Emerenc ha il volto di  Helen Mirrer: attrice famosa per l’interpretazione di The Queen)

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