Durata lettura: 2 giorni | Luogo: viaggio in treno | Lettura e-book| The winter is(n’t) coming in Sicily

Non so quanti di voi abbiano già letto un testo di Murakami e specialmente non so che tipo di testi. Lo stile di scrittura è abbastanza riconoscibile, grazie a dei fili conduttori comuni ad ogni suo romanzo: la passione per la musica classica e jazz che contraddistingue la cultura dei suoi personaggi, le donne misteriose dall’animo complesso ma sempre forti, una strana vena perversa che viene descritta con un “nonsocchè” di dolce tipico della sua penna. 

Attenzione, più avanti ci sarà uno spoiler!

Chi ha letto 19q4, Tokyo Blues, Nel segno della pecora, e altri suoi lavori è abituato ad:

  • un racconto lineare;
  • con due protagonisti complementari nella storia principale;
  • riferimenti filosofici sul destino dell’uomo nella vita e nella morte;
  • le origini umili dei protagonisti;
  • sviluppi complessi, più si avvicina la fine più è complesso.

Secondo me questo (tra quelli che ho letto fino ad ora) è uno dei romanzi più “romanzi” del filone Murakami. Riferimenti filosofici? Si, ma non troppo utili alla fine della storia. Un protagonista (si… uno solo!) complessato ma che rispecchia l’uomo comune e la storia delle sue donne non viene abbondantemente sviluppata. Una trama quasi da reality di Dmax, la vita di un uomo dai suoi 12 anni ai 37, una vecchia vicina di casa di cui perde le tracce crescendo (quanti di noi hanno perso i propri amici d’infanzia senza un valido motivo?), storie d’amore fatte di tradimenti, il matrimonio e il lavoro. Tutto scontato e monotono? No, perché noi conosciamo il nostro caro Murakami che sa rendere interessante anche una vita comune come quella di Hajime.

Ogni sentimento descritto nel libro è comune più della salsa sugli spaghetti, eppure Murakami riesce a renderlo “poesia”. Questo mi ha provocato un po’ di sgomento, volevo essere unica! Come può lui, uno scrittore di un paese così lontano dal mio, capire cosa mi passa per la testa? IO SONO UNICA, con pensieri unici! Con tormenti unici! E invece no, questo testo ti mette di fronte all’evidenza che i tuoi complessi sono i tuoi (sisi…proprio tu che stai leggendo! Furbacchione ti ho visto\a!) e quelli di mezzo pianeta (l’altra metà del mondo pensa al potere o alla fame). Rincorriamo amori perduti, vogliamo il perdono delle persone che abbiamo ferito, rifiutiamo la routine come se fosse una malattia ma non abbiamo il coraggio di lasciare il posto di lavoro che tanto ci fa sentire in gabbia. 

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Andrà tutto bene fino a quando abbiamo accanto la persona che amiamo. E quando scompare? A questo Murakami non dà una risposta, anzi! Il finale rimane molto aperto, ad ognuno le sue interpretazioni…

———– ATTENZIONE SPOILER ———–

Le mie considerazioni: Secondo me la mano che si appoggia alla spalla di Hajime è quella della moglie che lo perdona nonostante i tradimenti. Murakami si è divertito a farci pensare che sia quella “stronzehmmm” di Shimamoto. Nella mia mente Hajime c’ha azzeccato fin dall’inizio. E’ una donna, non sposata, ma amante di qualcuno di molto potente. Così si spiegano i soldi e l’aborto. Sparisce chiamando uno dei suoi scagnozzi per portarla via dopo essersi divertita con Hajime.

——FINE SPOILER——–

Il protagonista sembra lo specchio dell’autore. Proprietario di un locale Jazz che fino ai 30 anni non capisce cosa fare bene nella sua vita. Chi ha letto “L’Arte di correre“, il romanzo autobiografico di Murakami, sa di cosa sto parlando. Mi dispiace per sua moglie a questo punto…

Infine, come sempre….

Dove potete trovarlo? Su richiesta alla Libreria Villaggio Maori naturalmente!

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