Non solo il #25Novembre ma una lettura che entra nel cuore, lo ferisce e rimane un pensiero fisso tutto l’anno, tutti gli anni.

“Quello che resta” racconta la vita di Stefania Noce. Starete pensando “ma chi è? perché dovrei leggere la sua storia? il nome non mi dice nulla”.

Stefania è una ragazza dalla storia comune a tutti, vita da universitaria e attivista di sinistra. Incontra Loris, si innamorano e passano anni tra gioie e dolori insieme. Infine la rottura.… Una rottura che lui non accetta, inizia il classico periodo di tira e molla tra i “ti amo” e i “ti lascio”. Stefania muore. Perché? Perché la gelosia, la possessione viene troppo spesso scambiata per amore vero. Perché se il nostro ragazzo non è geloso ci sentiamo non importanti. E se quando sei tu a chiudere il rapporto lui non vuole? “Ti amo ma muori”.

Stefania (non smetterò mai di ripetere il suo nome, tanto mi è penetrata in testa la sua storia) è vittima del FEMMINICIDIO. Un termine che il correttore automatico mi sottolinea in rosso, come se fosse un errore. La parola invece è corretta, anzi correttissima, perché deve essere riconosciuto come omicidio e non come atto di “follia d’amore”. Non è una pazzia un omicidio premeditato. Quando prepari lo zaino con armi contundenti e stai appostato per ore nel sottoscala di un palazzo non si può parlare di “pazzie” o di “folle gesto d’amore”.

Stefania è un caso emblematico. Perché vi sto raccontando la sua storia e non quella di altre donne? Come ho già scritto lei era un’attivista politica da sempre in prima linea per i diritti delle donne. Nel libro possiamo trovare uno dei suoi articoli più belli e profondi contro la violenza di genere che merita di essere letto. Ciò che mi ha colpito è che proprio lei che combatteva contro la violenza ne è stata vittima. Ma se è vero che nella maggior parte dei casi è prevedibile ed evitabile con gli aiuti giusti, perché lei non se ne è accorta? Perché è stata solo la madre a capirlo ma già era troppo tardi… Loris era già nella loro casa a uccidere il nonno di Stefania e lei stessa.

Una storia d’amore finita, una ragazza abbastanza sveglia e intelligente da capire se accanto avesse uno psicopatico. Allora perché? I segnali vengono troppo spesso sottovalutati, sminuiti e cadono nei luoghi comuni. Ma non pensate che la colpa sia di Stefania, che non li ha colti.

La colpa è nostra! Si, avete letto bene. Tutti i giorni noi ridiamo quando ci fanno battute che neanche percepiamo sessiste (ma lo sono), ci arrabbiamo gridando “puttana Eva!”, sminuiamo noi stesse credendo che l’arma di seduzione perfetta sia la dolcezza servile e se la pasta non viene buona ci sentiamo in colpa. Terribilmente in colpa. 

Direttamente dal sito Ansa.it:

“Il 2013 è stato un anno nero per i femminicidi, con 179 donne uccise, in pratica una vittima ogni due giorni. Rispetto alle 157 del 2012, le donne ammazzate sono aumentate del 14%. A rilevarlo è l’Eures nel secondo rapporto sul femminicidio in Italia, che elenca le statistiche degli omicidi volontari in cui le vittime sono donne.

Aumentano quelli in ambito familiare, +16,2%, passando da 105 a 122, così come pure nei contesti di prossimità, rapporti di vicinato, amicizia o lavoro, da 14 a 22. 

Il libro non è solo il racconto della storia di Stefania, è un reportage delle donne in Italia, dove il maschilismo è una realtà culturale ancora ingombrante e vergognosa. Dal taglio giornalistico ci presenta statistiche e numeri. Approfondimenti indispensabili per una lettura intelligente che non si riduca ad una puntata di “Amore Criminale”.

Pubblicato dalla casa editrice indipendente Villaggio Maori Edizioni, disponibile presso la loro Libreria, ordinabile anche online. La copertina è elegante, rossa con una foto in bianco e nero. Fa parte della collana “La modesta” nata per raccontare delle differenze di genere

http://www.villaggiomaori.com/la-modesta/462/quello-che-resta-storia-di-stefania-noce.html

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