Durata lettura: 1 ora e 40 bis (tempo andata\ritorno del treno)| Luogo: sedile della corsa Me\Ct | Lettura ebook | Il tempo è tornato bello a Novembre

Per decidermi a scrivere ci sono voluti ben 4 giorni. Non immaginate qualcosa di grave oppure il grande pensiero profondo che chissà ora cosa si “spara”. Non mi andava, semplicemente. Però in questi quattro giorni rivoluzionari per il mio animo ho capito cosa si intende per “Città di carta, con persone di carta”.

Sulla trama non voglio dire molto questa volta, Wikipedia e il film possono rendere bene l’idea. Farò brevi accenni per farvi capire il mio punto di vista.

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Le persone di carta sono legate da fili  destinati a spezzarsi. Una piccola Margo Roth Spiegelman che trova un cadavere al parco giochi quali conseguenze può avere? Non vuole una vita uguale alle altre persone di carta ( mi vengono in mente i colletti bianchi giapponesi, ovvero il classico impiegato che vive la sua routine senza porsi domande compromettenti per la sua tranquillità), ed ecco una ragazza che crescendo procura non poche rogne ai propri genitori sparendo da tutto e da tutti. Per porvi un esempio più chiaro, Margo è irrequieta come lo è Sally in The Nightmare Before Christmas quando usa la “Bella donna” per addormentare il suo creatore.

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John Green fortunatamente non ci narra una storia di morte, come ci si aspetta lungo tutto il libro, ma un percorso di rinascita che va oltre le storie d’amore. Anche in questo romanzo l’amicizia fa da cornice alla vita dei protagonisti e i personaggi secondari, anche se poco sviluppati, fanno il loro sporco dovere. Quanto al protagonista, Quentin, è innamorato di questa ragazza di carta che ha perso tutti i suoi fili. La conosce e la scopre grazie agli indizi che Margo stessa gli ha lasciato prima della partenza. Quentin vive giorni incredibili, lontani dalla routine: non parteciperà al ballo scolastico e neanche alla festa di diploma, ma forse è l’unico che, più dei suoi coetanei, ha intrapreso una vera iniziazione. Attraverso lei ha scoperto di non essere una persona di carta, ma qualcuno che ama i suoi fili legati all’abitudine. C’è qualcosa di più bello di conoscersi e accettare ciò che si è?

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Inutile porre l’accento sulla semplicità della scrittura e dei dialoghi, anche se ammetto di odiare profondamente il linguaggio che Green attribuisce ai suoi personaggi: una lingua pseudo giovanile che stona con tutto il resto. Ho odiato “l’Aquila” di Cercando Alaska e anche qui odio il “Q” di Quentin e i nomignoli dei suoi amici.
“Città di carta” mi ha aperto una riflessione sul cambiamento degli eroi nei romanzi adolescenziali. John Green ed altri autori hanno affrontato la scelta di raccontarci di un ragazzo ordinario e di NON renderlo straordinario. Di ragazzi innamorati che però NON hanno un lieto fine.

Noi stessi non siamo fatti di carta? Il punto focale è se lo accettiamo o meno.  Da parte mia mi sento molto più Quentin che Margo. Amo la routine ma so di poterla spezzare se solo ne avessi voglia. Sono una persona di carta, con sentimenti di carta mutevoli e “piccoli” . A voi la libera interpretazione di quest’ultima affermazione.

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