Pasolini è intervistato attraverso una forma di racconto molto cara all’indulgente corsaro: la videointervista. A seguirlo con la telecamera è Davide Toffolo che, ricorrendo il quarantennale dalla scomparsa del poeta, ritorna in libreria con una riedizione del suo romanzo grafico per Rizzoli Lizard. Pubblicata originalmente col titolo Intervista a Pasolini per Coconino Press, la storia per immagini dell’illustratore-cantante de Tre Allegri Ragazzi Morti non lascia scanso a equivoci: “Pasolini è vivo, e ha delle cose da dire. Molte. Essenziali.”

L’incredulo Toffolo pensa alle gesta di un attore o di un mitomane ma si risolve, poi, alla più illogica delle spiegazioni: quello che incontra è il fantasma dell’autore. Con tale Pasolini redivivo Toffolo veste i panni dell’intervistatore: fissa gli appuntamenti rispondendo tramite e-mail, stila le domande da rivolgere allo scrittore, preme prontamente su REC. Attenzione, però, la graphic novel, nonostante l’evidente assunto immaginario, si rivela di segno opposto: reale, pulsante, attuale. Il fantasma di Pasolini non ha nulla dell’evanescenza tipica degli spettri: è un fantasma in carne e ossa che ha l’urgenza di parlare.

PicsArt_1447772298933“Non produco soluzioni, metto a nudo la difficoltà, la complessità. La mia è una disperata vitalità.”

“Per quanto riguarda l’essere scrittore….                                             penso sia una cosa senza senso.”

“Ho iniziato a scrivere a 7 anni e mezzo e non mi sono chiesto perché lo facessi, ho continuato a scrivere per tutta l’infanzia, per tutta l’adolescenza…ed eccomi”

Seguendo un preciso itinerario geografico, gli occhi del fumettista restituiscono i luoghi frequentati da Pasolini. “La sua arcadia privata”, il Friuli, è la terra che ha dato i natali anche a Toffolo. Stes-se ra-di-ci. Stes-so san-gue. Eppure questo è solo l’aspetto più evidente di una simbiosi metafisica che non ha nulla di astratto. L’unica distanza tra i due artisti è quella temporale. Uno iato colmabile dall’umanità, viva, di Pasolini.

Il confronto intervistato/intervistatore sfida le leggi della fisica e ha la materialità di un corpo a corpo. L’intervista è un passaggio di testimone, per cui è necessaria un’iniziazione. Toffolo, perciò, si mette in cammino. Il suo viaggio è onirico sebbene reale: Bologna, città in cui Pasolini frequenta gli studi, e poi Roma, focus della sperimentazione del Pasolini-regista

PicsArt_1447772801713 “La passione, che aveva preso forma di letteratura si era spogliata dell’amore per la letteratura diventando ciò che davvero era, ossia una passione per la vita, per la realtà.”

“Facendo cinema io vivevo finalmente secondo la mia filosofia. Ecco tutto. Hanno detto che ho tre idoli: Cristo, Freud e Marx. Sono solo formule, in realtà….il mio idolo è la realtà.”

“E’ una specie di ideologia personale, di vitalismo, di amore del vivere dentro le cose. Il cinema come lingua della realtà.”

Irrefrenabile, famelico, profetico, Pasolini/Toffolo fa scalo sull’Etna, incontra gli indigeni dell’Africa, irrompe contro i media, demonizza il conformismo borghese. Scandalizza. E tace solo per il bavaglio della violenza. Un silenzio colpevole. E la storia di Pasolini, oltre che di sangue, si tinge di giallo. Il romanzo grafico non è solo rievocazione di quanto è noto alla cronaca. Un omaggio sincero a un grande intellettuale italiano, uno spunto di riflessione? Sì, certo. Ma, soprattutto, un viaggio per tappe. È la ricomposizione di quel corpo martoriato, l’aria che entra nei polmoni, il pensiero che si organizza in parola, in denuncia. Pasolini, con voce stentorea, espone le sue ragioni. Le sue sono parole di pietra, epigrafiche.

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In generale, le tavole hanno diverse sfumature tematiche e, a sorpresa, anche cromatiche: al grigio dei tempi dell’infanzia si giustappone il rosso della violenza e della passione letteraria. Sono proprio i toni forti a prevalere e ad uniformare tutto il volume, rivelandosi nelle tavole che fungono da manifesto della poetica pasoliniana. Voce, ancora una volta, alle tavole:

” La poesia non è merce, non è consumabile. E’ ora di dirlo: questa diPicsArt_1447773015077 paragonare l’opera a un prodotto e i suoi destinatari a dei consumatori, può essere una divertente, spiritosa metafora. Ma nient’altro. Se qualcuno dice sul serio una cosa del genere, è un imbecille”

“Un lettore può leggere una poesia anche un milione di volte senza consumarla, anzi forse la milionesima volta la poesia gli potrà sembrare più strana e nuova e scandalosa che la prima volta.”

Pasolini si incarna in animali-simbolo (cane, leone, coccodrillo) facendo irruzione in quadretti separati dalla “cronistoria” oppure nei sogni di Toffolo. Questa è la maniera del camaleontico fantasma-poeta di sciogliere i dubbi del suo adepto circa la sua reale consistenza.

Quindi, il Pasolini di Toffolo spiega, rivendica, inquieta, grida giustizia?  Sì, ma non solo: Pasolini chiede di essere ucciso. Un’ironia tragica? Un gioco parodico? No, qualcosa di più semplice ed efficace. La parola al Corvo de Uccellacci e uccellini. 

 

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Se qualcuno ha letto fin qui i miei deliri merita un sincero complimento. Trattasi di una rarissima categoria di lettore che fa del coraggio la sua bandiera! Il cosiddetto “lettoreprontoallosforzoinpiù” che una lettura come quella di Toffolo implica. (Ma dddai, è solo un fumetto!! Così è, se vi pare, scriveva Pirandello) Sì, l’ammetto: ho letto alcune tavole più volte!! E la domanda nel rileggerle era: “ma dove vuole andare a parare?” (in termini più coloriti, però!)

La fatica è ripagata, eppure…

Il lavoro grafico di Toffolo è surreale, visionario, intimo e quasi amoroso. Inaspettatamente informativo: il cantante punk rock, infatti, inserisce una riproduzione di fumetti disegnata dalle mani dello stesso poeta per La terra vista dalla luna. (Terzo episodio del film Le streghe)

Alle informazioni si sommano le citazioni e i numerosi riferimenti poetici e cinematografici. (individuabili grazie alle preziose note a margine) La mole dei contenuti si alterna con equilibrio ai disegni, belli ed originali. Toffolo rappresenta le linee del volto di Pasolini senza nessuna aggiunta. È quest’essenzialità a rendere le tavole evocative, simboliche, disorientanti. Un’immagine che diventa un’icona: ineffabile.

I dialoghi, invece, hanno qualcosa di irrisolto. Mi spiego meglio. Se non si può negare la genialità dell’idea di un “interrogatorio” amichevole tra i due artisti, dal dialogo Toffolo non impara la lezione socratica: non si spoglia, non elimina, non tira fuori, maieuticamente, nulla di sé. È vero, ci sono tavole-mute in cui l’allievo-Toffolo appare solo, nudo o con le sembianze di un centauro. Pertanto, si desume che il dialogo con il Maestro abbia ferito la coscienza, creando il vuoto. Ma la questione rimane privata. Non decolla.

Caro Toffolo, e noi che abbiamo viaggiato scortandoti? Dove dobbiamo approdare?

In libreria – reparto narrativa – lettera P.

 

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