L’autunno, ahimè, è la stagione del freddo irrompente, degli scambi meridiani e delle cascate di pioggia. Il rimedio alla noia e all’insofferenza per il ritorno al quotidiano post-pausa estiva è immergersi in qualcosa di sconosciuto, abbandonarsi al desiderio di mete lontane e, magari, virare la rotta verso un porto proibito che rievochi scenari perduti. Niente offerte low cost, niente biglietti e bagagli pesanti. Vietati i navigatori satellitari e le audio guide. Una buona dose di prodezza e un libro, che a primo acchito sembra essere un diario di viaggio, sono gli strumenti necessari per salpare. Chi è ipersensibile al freddo porti a bordo un morbido e caldo plaid: la navigazione si preannuncia tutt’altro che tranquilla e confortevole.

Partire per andare dove? E perché? Una domanda alla volta: dimentichiamo i tempi frenetici della modernità e le risposte a tempo di un click. Leggere Il Porto Proibito, graphic novel edita da Bao Publishing e scritta a quattro mani da Teresa Radice e Stefano Turconi, equipe creativa già consolidata per le pagine del settimanale Disney “Topolino” e coppia anche nella vita, significa essere disposti a perdere la bussola, ad ammainare le vele, a lasciarsi trasportare dal mare obbedendo alle sue leggi.

A conoscere i segreti degli abissi e “le sette arti marinare” sono gli intrepidi e coloriti filibustieri dell’Explorer, un veliero settecentesco su cui si trova a bordo un ragazzo immemore ripescato dalle acque, che viaggia tra i Caraibi e l’Inghilterra nell’ epoca d’oro della marina inglese. E’proprio Abel, almeno sulla carta, il protagonista di questo romanzo grafico lungo più di 300 tavole: una sequela di illustrazioni contrassegnate dal tratto delicato ed evanescente della matita. Il sentore di antico, di passato e di eterno emerge proprio dal bianco e nero di ogni vignetta. Questa scelta grafica spiazza il lettore, attratto dal volume dalla preziosa copertina rigida, tinta dai colori del mare (blu e arancione) e rilegata per ricordare un antico tomo marinaresco.

La graphic novel, però, tocca la terraferma. L’ex naufrago, dopo essersi distinto per estro e abilità degne del migliore dei capitani di ciurme indisciplinate e riottose, approda a Plymouth: una tranquilla cittadina inglese nel 1811. Tuttavia, non è al sicuro. Anzi. Gli incontri, le relazioni con gli altri personaggi del racconto illustrato, anch’essi fortemente caratterizzati, lo costringeranno a compiere un viaggio ben più impervio di quello appena concluso: solcare il mare della sua coscienza.

Il recupero della memoria e il disvelamento di un misterioso segreto vestono Abel di nuovi panni, certo. La nuova identità, però, non è avere un nome e cognome né assumersi doveri e responsabilità. Significa una nuova forma di sé, una preziosa “seconda occasione”. E’ casuale che Abel s’imbarchi, per volere della sorte, su un veliero di nome “Last Chance”? Certamente, no. E’ l’inizio di un nuovo viaggio: onirico, stregato, surreale che ha come tappa conclusiva: il porto proibito.

A guidare Abel non più è lo sprezzo del pericolo ma Rebecca: emblema dell’amore, dell’eros e della sensualità del corpo femminile. Bellezza ineffabile, la misteriosa rossa travolgente è la personificazione della Poesia. E’ la Musa che ispira, eccitando la mente a portare a termine la propria opera, a chiudere il cerchio.

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Proprio l’irrompente presenza della poesia è l’unico mistero che intendo svelare de Porto Proibito,  un tesoro non di preziosi e monete d’oro, ma di parole e immagini. Una diade di grande efficacia narrativa e di forte impatto emotivo. Ogni piccolo schizzo a matita nasconde sfaccettature tematiche che sono di segno opposto l’una rispetto all’altra (infanzia/età adulta, ricerca del proprio io/tensione verso l’infinito, amore/abbandono, mare/terraferma, sesso/amore). Ogni nome dei protagonisti cela un etimo coerente alla trama o un destino segnato:

12188309_10206875239151014_219625417_nAbel, dall’ebraico Hèvel: effimero, spreco, fumo, niente, vanità -stigmatizza Rebeccala tua esistenza non è stata che un soffio, è vero ma hai seminato meraviglie”.

L’opera a fumetti in quattro atti del team Radice&Turconi ha una verve quasi teatrale: ogni episodio è cesellato da una poesia. Si rende omaggio ai maestri del Romanticismo inglese: S.T. Coleridge, W. Blake, W .Wordsworth. I versi de La Tempesta di W. Shakespeare, di Neruda, l’incipit de I giganti della montagna di Pirandello rendono la storia illustrata una miniera di allusioni letterarie. Con grande sorpresa Rebecca parla citando passi della Bibbia. Abel, invece, cavalca le onde a colpi di violino, creando l’atmosfera giusta per mitigare la lunga traversata del Pacifico. Le note musicali sono quelle delle Quattro Stagioni e dell’Inverno (primo movimento) di A. Vivaldi, solo per fare qualche esempio del ricchissimo repertorio musicale di cui sono punteggiate le tavole.

Il Porto Proibito è una lettura corposa, su cui ritornare più volte per non rischia di perdere ogni frammento di significato e soprattutto rapida. Non potrebbe essere altrimenti, in quanto chi legge è immerso in vicende e dinamiche che cambiano di continuo senza perdere d’intensità. Non si tratta di incensare di lodi un romanzo grafico che potrebbe apparire ruffiano o furbo per la scelta tematica. Quest’ultima, è vero, strizza l’occhio al romanzo di avventura e di formazione. Ma c’è di più.

Andando oltre il mistero, l’avventura, i vascelli e l’amore, Il Porto Proibito è la conferma di come la letteratura operi un salvataggio. Prima di questo, però, è necessario replicare la lezione leopardiana: “e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

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