Tempo di lettura: una settimana
Luogo: in libreria!
Lettura: rigorosamente cartacea

A parte il Gesù dal pollice in su stampato in copertina, ad attirare la mia attenzione è stato capire che “Padre di Dio” era una riscrittura, ma non di chissà quale altra storia, ma della storia delle storie, la Storia per antonomasia: la nostra Storia, dalla creazione alla redenzione. Io, che adoro i rimaneggiamenti in generale, ci ho infilato il mio timido naso da librara già appena arrivato per poi rimetterlo scrupolosamente a posto sullo scaffale. Ma poi l’indomani l’ho ripreso. Stesso rituale. La mattina dopo anche. Stesso rituale. Poi ho letto la prima pagina. Le prime due. Il primo capitolo. Sfogliandolo con una delicatezza inusitata per timore di sciuparlo che manco una restauratrice di papiri egizi. E più andavo avanti e più capivo una cosa: quel libro doveva essere MIO. Quindi ho cominciato a divorarlo (e non sto parlando solo in senso figurato, lo avrei mangiato davvero se avessi potuto, talmente avrei voluto interiorizzarlo) e adesso riposa beato nello scaffale dei libri da tenere a portata di mano, non più in libreria ma nella mia stanza.
Cosa è Padre di Dio? Prendete due pizzichi della Genesi di Guccini, un cucchiaio di Jesus Christ Superstar, mezza dose di Vecchio e Nuovo testamento, una bustina di lievito di birra (o forse lasciate solo la birra) e frullate tutto con irriverenza, blasfemia, poesia.
coverMDriessen, Padre di Dio
Dio è un comodista che vive con Barjie, la sua domestica, Mosè è un ladro di bozze da cui tirerà fuori i dieci comandamenti, gli uomini da lui creati sono lapidatori e bellicosi, gli angeli stanno in competizione tra loro e la colomba dello spirito santo. Ma in tutto questo parapiglia, Dio, tra una risata e un attacco d’ira (di Dio, ovviamente), ha un unico vero rimpianto: lui, padre di tutti, non esser mai stato figlio di nessuno. Decide così di iniziare la sua avventura sulla terra, in una vera famiglia, con il padre migliore che potesse immaginare. Un padre pronto a sacrificare se stesso per provare a salvare quel bambino che ama terribilmente e dal destino tanto terribilmente segnato.

Qualcuno, alla sua uscita (nel 2012, nei Paesi Bassi), lo ha definito il libro più straordinario dell’anno. Come dargli torto! È una storia equilibrata, tra passaggi di canzonatorio umorismo e momenti di puro lirismo, dialoghi geniali e riflessioni toccanti. È una storia che ha un perché tutto suo, che va ben oltre l’intrattenimento e che solo leggendola si può cogliere. Ottima anche la traduzione: Del Vecchio è una casa editrice che sto imparando ad amare avendoci a che fare come librara, dai testi sempre ottimi quanto a contenuti, veste grafica e volume in quanto oggetto (una bella carta porosa, un formato comodo e non troppo ingombrante, copertine riconoscibilissime soprattutto per il retro).

Personalmente ci ho messo un po’ a digerirlo: dopo averlo finito non sono riuscita, come faccio di solito, a “voltare pagina” e prendere tra le mani un libro nuovo. Nessun altro libro, infatti, mi sembrava in grado di competere in bellezza con quanto avevo appena letto. E ho passato giorni a sospirare di questo testo e di quanto mi mancasse leggerlo con la voracità della prima volta manco fossimo stati fidanzati. E a dire a tutti di leggerlo, ovviamente. Non mi ha ancora ascoltato nessuno. Ma non mi arrendo.

Piccolo accorgimento: da leggere prima de “il vangelo secondo Gesù Cristo”, altrimenti l’imponenza (e la straordinarietà) della riscrittura di Saramago potrebbe sminuire l’opera di Driessen. Se invece vi dovreste approcciare a Padre di Dio a Saramago già letto… beh, perdonatelo: non aveva nessuna pretesa di competere, ma solo di regalarvi un’emozione in più.

Dove potete trovarlo? Su richiesta (si si, per colpa mia non è più in pronta consegna, lo so), alla Libreria Villaggio Maori naturalmente!

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